Errori nel bando, ditte coinvolte senza saperlo. E l’incubo di dover assumere

 I consorzi: procedura anomala niente test abbiamo avuto solo i nomi

Tra le ditte anche l’Igi.Ca

logo6.gif Il consorzio Conisco dovrebbe formare 220 operatori della raccolta differenziata. A leggere il decreto della Regione pubblicato in internet si apprende che l’azienda partner, quella dove i disoccupati dovrebbero svolgere la «work experience», è l’Igica, la partecipata del Comune di Caivano dove si sta realizzando una vera e propria cittadella dei rifiuti. Ma il sindaco Giuseppe Papaccioli non ne sa niente. E niente ne vuole sapere. Però accetta di informarsi e, contattati i dirigenti della partecipata, spiega: «A suo tempo ricevemmo una richiesta di partecipazione al progetto Isola, ma non abbiamo aderito. Perciò se la nostra azienda è finita in un elenco regionale si tratta di un atto unilaterale. Noi non siamo interessati a questo genere di progetti». La Regione è stata informata del cambio in corsa. Non è andata meglio al consorzio Forma che, oltre a degli stage svolti regolarmente presso la Pomigliano Ambiente, aveva organizzato ad Acerra i corsi con la Clean Service e con la Interservizi. I disoccupati avrebbero dovuto lavorare nelle scuole dove le imprese hanno vinto l’appalto delle pulizie. Ma gli istituti hanno preso carta e penna e hanno chiesto di avere dei lavoratori «normali» e non quelli dell’Isola. Il perché lo spiega chiaramente la responsabile del consorzio, Diana Negri: «Temevano che questi disoccupati, che pure hanno firmato un documento dove si spiega chiaramente che non hanno alcun diritto a un posto di lavoro, potessero pretendere l’assunzione». Un sospetto non del tutto infondato visto che, proprio ad Acerra nei giorni scorsi, i corsisti avevano organizzato dei blocchi stradali per chiedere un posto di lavoro. Ma la Negri è ancora più chiara: «Isola è un progetto anomalo: in questo caso, infatti, e solo in questo caso, gli enti di formazione hanno ricevuto degli elenchi di partecipanti stilati dalla Regione senza poter fare alcun colloquio o selezione preventiva. Normalmente si procede per avviso pubblico e poi si avviano i test e i colloqui. Questa volta non è stato così». Per capire come si sia arrivati a questo punto è bene partire dal principio, cioè da quando Corrado Gabriele, l’attuale assessore al lavoro della Regione, era il responsabile delle politiche formative della Provincia di Napoli e organizzò un’anagrafe dei disoccupati e poi dei corsi di orientamento. Le iscrizioni venivano raccolte da un call center e poi verificate. All’iniziativa parteciparono oltre trentamila disoccupati di lunga durata, Circa diecimila parteciparono successivamente a dei corsi di orientamento. Qualche tempo dopo è stato varato il progetto Isola che ha organizzato esperienze di lavoro per 3300 persone scorrendo l’elenco dei partecipanti a quei primi corsi di orientamento. Uno degli assi pigliatutto del progetto Isola è la Teleservizi che ha formato gli operatori per le bonifiche e per la vigilanza ambientale. Nel decreto pubblicato in internet risulta apparentata a una serie di aziende, cooperative ed associazioni. Un elenco che comprende, tanto per fare qualche esempio, le associazioni Noesis, piazza virtuale e angeli flegrei. Poi, a elenco approvato e firmato, il colpo di scena: qualcuno si è accorto che le associazioni senza fini di lucro non erano le più adatte per formare (ed eventualmente assumere) gli operatori ecologici e palazzo Santa Lucia ha fatto marcia indietro. Ma il finanziamento, più di due milioni di euro, non è stato ritirato. «L’errore era nel bando – spiega il responsabile della Teleservizi, Riccardo Vecchione – noi siamo stati costretti a trovare nuovi partner, ma il progetto è andato avanti in maniera proficua come provato dalle tante attestazioni ricevute in questi mesi». Con la Teleservizi lavora la Susym global service che ha il suo stesso indirizzo: «Si tratta di una società del gruppo», spiega Vecchione. I dipendenti sono impegnati nella pulizia delle coste e nella raccolta differenziata porta a porta. Raccolgono i materiali e li depositano presso i cassonetti dell’Asia. Nessuna delle imprese ha trovato committenti: «Noi lavoriamo su progetti finanziati», spiega il manager. In realtà l’idea iniziale dell’assessorato era quella di destinare i corsisti alle società pubbliche impegnate nel campo dei rifiuti. Ma si è scontrato con una serie di no. Le imprese non hanno alcuna intenzione di utilizzare persone che già rivendicano l’assunzione. A cominciare dall’Asia, la partecipata del comune di Napoli, che già deve sistemare i 300 dipendenti del bacino 5 che è stata costretta ad assumere. Per non parlare dei 550 esuberi del consorzione che riunisce gli ex bacini di Napoli e Caserta e che in qualche maniera bisognerà continuare a pagare attingendo ai fondi pubblici. Cionostante l’assessore Gabriele resta ottimista: «Noi riteniamo che Isola possa essere progetto valido se depurato da sprechi e assenteismi – spiega – Consente a centinaia di persone di stare lontane dalle maglie della criminalità organizzata.

fonte Il Mattino

Errori nel bando, ditte coinvolte senza saperlo. E l’incubo di dover assumereultima modifica: 2009-02-22T15:03:34+01:00da caivanesi
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