TOCCANTE LETTERA DELLA SIGNORA TONDI FORTUNA AL PRESIDENTE DELLA REPUBBLICA

398741663.jpgRICEVIAMO E PUBBLICHIAMO 

UNA EMOZIONANTE LETTERA CHE LA SIGNORA TONDI FORTUNA, LA COMMERCIANTE PIU’ RAPINATA D’ITALIA, HA SCRITTO ED INVIATO AL PRESIDENTE DELLA REPUBBLICA GIORGIO NAPOLITANO, PER RACCONTARE LA SUA STORIA  E DENUNCIARE L’INDIFFERENZA DELLE ISTITUZIONI LOCALI.

Illustrissimo Presidente della Repubblica,

mi chiamo Tondi Fortuna, sono una cittadina di Caivano, paese a Nord di Napoli.

Le scrivo in preda ad un profondo stato di depressione e smarrimento, dovuto alle tristissime vicende di cronaca di cui purtroppo siamo stati vittime e protagonisti, io e la mia famiglia.  

Illustre Presidente,  chi Le scrive è titolare di una piccola macelleria a conduzione familiare che da anni sostiene con modestia, ma anche con tanta dignità, la mia famiglia.

Ma ora proprio non ce la faccio più.

La microcriminalità ormai imperante nella nostra cittadina ci sta letteralmente ammazzando. Nell’agosto scorso, Illustre Presidente, un uomo a volto scoperto e a mano armata ha consumato la nona, e dico NONA, rapina nel mio negozio.

Nove rapine in meno di otto anni. Nove rapine, e una vita che mi stanno distruggendo.

Della mia storia, Egregio Presidente, si sono occupati i media nazionali e locali. Una storia di paura, angoscia e disperazione, iniziata otto anni fa, nel lontano 2000, con un furto che ci portò via prosciutti, salami e tutti gli altri prodotti di valore della nostra piccola attività, trascinando la mia famiglia nel vortice dei debiti, di cui ancora portiamo i segni sulla pelle.

Ma quello non sarebbe stato l’unico prezzo da pagare alla criminalità.

Ancora un dolore forte al petto mi stringe, quando penso ad una rapina subita sei anni fa: mia figlia Emma, incinta di sette mesi, con una pistola puntata alla tempia. Vedo ancora i suoi occhi terrorizzati, e provo la stessa stretta al cuore a ricordarlo.

La stessa stretta che mi provoca il pensiero del mio primo figlio, Antonio, e delle pallottole che stavano per ammazzarlo in un’altra rapina, questa del 2005. E questa rapina me lo ha portato via, lontano, perché da quel giorno Antonio, terrorizzato da quella “quasi morte” , volle andar via. Ora vive a Modena. E’ un emigrante il mio unico figlio maschio, Signor Presidente.

La stessa scelta che ha fatto la mia terzogenita Maria che, spinta dal marito impaurito, ha deciso di trasferirsi ad Arezzo, portando con se quei due splendidi nipotini che non mi vedo più girare intorno e crescere.

A pensarci ho una grande rabbia dentro. Non bastavano i soldi e la merce , Signor Presidente. Dovevano portarmi via anche i miei figli, i miei nipotini, l’unica gioia in fondo,  per una umile e modesta nonna di provincia.

Dovrebbe conoscerli, Signor Presidente,  i miei figli. Ragazzi perbene, tranquilli, che questo stato di cose sta trasformando in vittime. Mia figlia Anna, la più piccola, ha solo ventuno anni, e già si è vista puntare contro una pistola tantissime volte, perdendo presto l’innocenza della sua giovane età a vantaggio di un sistema criminale. Ora soffre di una forte crisi depressiva che, lentamente, insieme ad alcuni specialisti, stiamo provando a risolvere.

No, Illustre Presidente, tutto questo non è la trama di un film. Potrebbe sembrarlo, ma sono solo alcune delle tristi vicissitudini che ho dovuto subire e che ancora patisco , come testimoniano le denuncie che Le allego a questa mia lettera disperata.

Le guardi Presidente, le guardi. E forse potrà provare, o quantomeno immaginare il dolore patito. Un dolore che si fa ancora più forte se penso all’indifferenza e al menefreghismo di tutte quelle istituzioni che avrebbero dovuto tutelarmi, garantirmi o quantomeno ascoltarmi.

Io scrivo a Lei, Signor Presidente, in quanto Capo dello Stato e in quanto garante della Costituzione e di tutti i cittadini onesti, come lo è la sottoscritta, che da sempre ha rispettato le leggi e che sempre ha creduto di vivere in uno stato civile.

Ma ora, Presidente, questa fiducia mi sta mancando. E mi manca perché tutti, dal primo cittadino del mio paese, dai consiglieri ai deputati di tutti i livelli, che anche io ho eletto partecipando al voto, mi hanno abbandonata. Nessuno, escluso alcuni giornalisti che di certo non hanno un potere effettivo, mi ha e mi sta aiutando.

A volte me li immagino già tutti presenti al nostro funerale, come è già successo a qualche altro collega. Penso al povero tabaccaio di S. Antimo, ucciso per poche centinaia di euro.

Mi dica Lei, Signor Presidente, che cosa devo fare?

Mi dia Lei un buon motivo, una buona ragione per credere ancora nello Stato, per credere che la criminalità non sia la padrona assoluta della nostra città, e che sia ancora giusto rispettare le Istituzioni.

Sono una donna semplice, Presidente, e semplice è la mia famiglia. Non credo di chiedere tanto, vorremmo solo lavorare e vivere in pace. Vorrei non vivere continuamente nel terrore che qualcuno dei miei familiari possa, un giorno o l’altro, perdere il dono più bello, quello della vita, in questa piccola macelleria di Via Clanio.

Confido in Lei, Signor Presidente. Confido ancora nella massima carica dello Stato.

Non mi abbandoni .

Non voglio più sentirmi il commerciante più rapinato d’Italia, ma cittadino libero e felice di vivere, di lavorare e di rispettare le leggi della nostra Repubblica.

Con Illustre rispetto

In fede

Tondi Fortuna

TOCCANTE LETTERA DELLA SIGNORA TONDI FORTUNA AL PRESIDENTE DELLA REPUBBLICAultima modifica: 2008-09-09T14:03:00+02:00da caivanesi
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4 pensieri su “TOCCANTE LETTERA DELLA SIGNORA TONDI FORTUNA AL PRESIDENTE DELLA REPUBBLICA

  1. Nausea, tristezza, schifo! QUESTA è la cosiddetta “democrazia”, quela “perla” nata dalla “lotta di liberazione”… Ringraziamoli tutti, dal primo all’ ultimo, e cioè: dal PRIMO RESPONSABILE, IL COSIDDETTO PRIMO CITTADINO DELLO STATO, IL COSIDDETTO PRESIDENTE DELLA REPUBBLICA! Grazie di averci confezionato quest’ Italia a VOSTRA IMMAGINE. W il FASCISMO, l’ unica forma di governo degna di tal nome. Riccardo Caneschi. Fascista

  2. dire forza a questa signora penso sia inutile !!! di fronte ai figli si diventa deboli e si ha paura di tutto…. nn ho parole, spero ke napolitano l’ascolti… pensi alla sua posizione privilegiata e aiuti questa signora … buona fortuna alla mamma di napoli…

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