LA MALA MEDICINA

1017829685.jpgUna notizia, diramata il 19 agosto dalle agenzie di stampa internazionali, è passata completamente sotto silenzio su tutti i giornali a maggiore diffusione: un programma di sperimentazione di un vaccino per la polmonite di una casa farmaceutica belga avrebbe causato la morte di 14 bambini argentini usati come cavie. Sulla vicenda è stata avviata un’indagine dalle autorita’ di Buenos Aires.    Quando si parla di sprechi, di cattiva gestione e di uso privatistico delle risorse che le istituzioni statali o periferiche destinano al funzionamento delle strutture sanitarie e che, invece, impropriamente finiscono in mille tasche il fenomeno in discussione viene comunemente definito come un esempio di malasanità. La società dispone, però, di sistemi di controllo che, talvolta, rivelano una loro indubbia efficacia al fine di contrastare tali forme di illeciti sperperi e di ripugnanti  arricchimenti.Non accade raramente, infatti, che tali vicende finiscano sotto i riflettori degli organi di informazione e nelle maglie sia della magistratura contabile che della magistratura ordinaria. La strage dei ninos argentini, avrebbe meritato, invece, maggiore risalto da parte degli organi di stampa. E sarebbe stato normale attendersi che, da tale dramma, fosse scaturito qualche interessante approfondimento su di un diverso e più agghiacciante fenomeno: “la mala medicina”.L’infausta sperimentazione farmaceutica sui bambini argentini e gli interventi chirurgici inutilmente praticati in danno di ignari pazienti alla clinica Santa Rita di Milano – tanto per citare i casi più clamorosi recentemente venuti alle cronache – rappresentano soltanto la piccolissima punta di un raggelante iceberg di cui si tarda a cogliere la portata devastante.Pochi sanno, infatti, che sono circa 32 mila in media, ogni anno in Italia, le morti in ospedale dovute ad errori medici: più o meno il 2,5% del totale dei decessi che si registrano nella penisola ogni 12 mesi. Il dato elaborato dall’Istat, risultando ben superiore al numero delle vittime della strada, pone un problema ineludibile.Ai decessi veri e propri, secondo l’istituto nazionale di statistica, vanno aggiunti altri 300 mila casi in cui, sempre per errore, viene seriamente pregiudicata la salute del malato.Inoltre, nel nostro paese, si stima che un paziente su dieci contrae infezioni durante il ricovero in ospedale con conseguenze fatali nel 3% dei casi. Si calcola che soltanto tale fenomeno colpisca tra le 500 mila e le 700mila persone all’anno il 48% delle quali risiede al Sud. Anche il batterio, evidentemente preferisce, mordere chi è più stracciato.Altrove la situazione non fa registrare dati più confortanti. Negli Stati Uniti , ad esempio, nel 2005 le persone morte per errore medico sono state 90 mila, contro le 43 mila vittime dell’asfalto, le 42 mila del tumore al seno, e le 16 mila dell’aids. Tanto insinua prepotente il dubbio che il drammatico fenomeno non sia determinato soltanto dai criteri sovraitendono al governo delle politiche di settore ma piuttosto dalle metodologie dei sanitari e dalle somministrazioni farmaceutiche che vengono prescritte ai pazienti.Il maggior numero di errori risulta commesso in sala operatoria, nei reparti di degenza e nei reparti di pronto soccorso per i casi di urgenza.L’analisi del fenomeno non dispone, peraltro, del dato relativo agli interventi chirurgici inutilmente praticati. All’intervento chirurgico, in quanto particolarmente invasivo, dovrebbe ricorrersi come estrema ratio, stante i maggiori rischi cui espone il paziente. Le indagini della magistratura milanese dimostrano, invece, che molti interventi chirurgici vengono praticati soprattutto per fare cassa.Le strutture ospedaliere, private e non, in Italia ricevono, infatti, significativi contributi elargiti per ogni intervento chirurgico. E così ogni anno, in Italia, si registra l’esorbitante cifra di 3 milioni di interventi chirurgici. Una succulenta torta che si spartiscono mille strutture private e pubbliche. Ben si comprende che i componenti delle equipe chirurgiche sono costretti ritmi di lavoro frenetici che aumentano esponenzialmente il rischio di negligenze che possono risultare, talvolta, esiziali.Il rischio, però, non è soltanto chirurgico ma anche farmacologico. Diversi studi denunziano l’altissima percentuale di errori medici derivanti dalla somministrazione di farmaci sbagliati e dall’abuso nell’assunzione degli stessi. Secondo alcuni esperti tali dati andrebbero rivisti in quanto viziati per difetto: molti casi di intolleranza verso i farmaci prescritti non viene neppure percepita come tale dalle vittime dell’assunzione del prodotto e, quindi, non viene registrata dalle statistiche. Il problema riveste una dimensione culturale perché andrebbe meglio chiarito che i medicinali, nella maggior parte dei casi, non curano le malattie, semplicemente ne attenuano i sintomi. Ed il medico dovrebbe lavorare, oltre che sugli effetti della malattia – ed oltre che a beneficio dei bilanci della case farmaceutiche sempre prodighe di benefit per gli operatori sanitari – anche per recuperare la salute, avviando il paziente a trattamenti che conducano ad eliminane le cause degli stati patologici. Qualche anno fa è apparso un articolo dal titolo: “quando i medici scioperano i morti diminuiscono”. L’autore – Robert Mendelson – affermava che quando i dottori scioperano, in tutto il mondo, diminuisce il tasso di mortalità. L’articolista, in particolare, citava uno sciopero avvenuto in Israele: negli 85 giorni di durata dell’agitazione il tasso di mortalità si è ridotto del 50%. Tanto aveva destato l’apprensione dei titolari di imprese funebri che avevano commissionato uno studio sul fenomeno scoprendo che l’ultimo periodo in cui il tasso di mortalità aveva raggiunto punte così basse risaliva a venti anni prima, in concomitanza con l’ultimo sciopero dei medici! L’articolista terminava allora chiedendosi se non fosse il caso di istituire un sciopero permanente dei sanitari. L’auspicio comune dovrebbe essere diverso: ridiscutere il sistema di aziendalizzazione del sistema nazionale sanitario visto i fenomeni di macelleria chirurgica che sta determinando ed avviare un’operazione verità, mediante l’istituzione di una commissione ministeriale,  che renda trasparenti i rapporti tra i medici ed i rappresentanti della multinazionali farmaceutiche e gli incentivi che tali aziende riservano ai camici bianchi   

Carmine Ippolito

Insorgenza Civile

LA MALA MEDICINAultima modifica: 2008-08-29T14:44:00+02:00da caivanesi
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