13/11/2009
IL COMITATO CIVICO AD ANNO ZERO
16:33
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03/11/2009
IL COMITATO CIVICO CITTADINI DI CAIVANO ED IL MOVIMENTO DI INSORGENZA CIVILE IN PIAZZA CONTRO SPRECHI E DEGRADO
Sabato 31 Ottobre in piazza I° maggio il Comitato Civico Cittadini di Caivano ha organizzato, insieme al Movimento di Insorgenza Civile un sit-in di denuncia contro gli sprechi e di informazione ai cittadini.
Mentre i partiti sprecano denari con mazzette e clientele, e la corruzione infesta sempre di più le istituzioni democratiche, il nostro paese ed il suo popolo sono condannati ad un vergognoso stato di abbandono.
Caivano sembra un paese da terzo mondo. L’incuria del manto stradale, pieno zeppo di buche, avvallamenti e voragini, mette a rischio, ogni giorno, l’incolumità fisica di pedoni ed automobilisti. La situazione è resa ancora più pericolosa dalla scarsa illuminazione pubblica in molti punti della città e dal mancato funzionamento di tutti i semafori.
Per non parlare della manutenzione del sistema fognario, che chiaramente è inesistente e che provoca, ad ogni pioggia più sostenuta, allagamenti di strade, case e negozi.
Alla luce di tutto questo non possiamo più tollerare eventuali sprechi, a discapito del benessere comune.
La prossima amministrazione comunale dovrà, con urgenza, risolvere questi annosi problemi.
Non ci sono più scuse per nessuno!
Comitato Civico Cittadini di Caivano
Movimento Insorgenza Civile
12:46
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26/10/2009
MOLOTOV CONTRO L'AUTO DELL'EX SINDACO PAPACCIOLI
Atto intimidatorio nei confronti dell'ex sindaco di Caivano, Giuseppe Papaccioli, di Forza Italia. Una bottiglia piena di liquido infiammabile è stata gettata da uno sconosciuto nella macchina dell'uomo politico parcheggiata davanti casa provocando una forte esplosione. La macchina, una Rover, è andata distrutta. Solo tanto spavento, invece, per l'ex primo cittadino del comune alle porte di Napoli noto per essere stato il medico che, assieme a Umberto Scapagnini, soccorse il premier Berlusconi quando fu colto da malore nel corso di un comizio tenuto a Montecatini Terme tre anni fa, oltre che per la caratteristica barba che gli ha fatto guadagnare l'appellativo scherzoso di 'Bin Laden' da parte dello stesso premier a causa della somiglianza con il leader di Al Qaida.
Papaccioli non è più sindaco di Caivano dallo scorso maggio quando si dimise dopo il passaggio all'opposizione di quattro consiglieri di maggioranza.
Sull'atto intimidatorio indagano i carabinieri che, dopo aver sentito l'ex sindaco, stanno passando al setaccio l'attività politica di Papaccioli, pur non tralasciando altre piste.
Amareggiato per quanto accaduto ma per nulla intimorito. Così si dice Giuseppe Papaccioli, l'ex sindaco: «Ero tornato a casa per il pranzo - racconta - da una decina di minuti circa, e avendo trovato l'accesso al garage ostruito da altre macchine ho parcheggiato la mia Rover fuori. Ho sentito un boato e quando mi sono affacciato sulla strada ho visto la macchina in fiamme. Un testimone ha visto una persona con il volto coperto avvicinarsi all'auto, infrangere il finestrino e lanciare un ordigno all'interno per poi allontanarsi di corsa».
Papaccioli, che è cardiologo, non sa darsi spiegazioni: «Non sono più sindaco e da alcuni mesi sono fuori dalla vita politica cittadina anche se rimango un militante del Pdl. Se lo hanno fatto per convincermi a non ricandidarmi alle prossime Comunali di marzo, ero già deciso a non farlo. Certo, con me sindaco gli appalti erano aperti a 35-40 ditte e mettevo il naso su tutta la gestione della cosa pubblica. Ma prima d'oggi non avevo mai avuto avvertimenti dalla criminalità».
«Rimane l'amaro in bocca - conclude - per qualcosa che non merito e che mi segnerà, ma domani conto di andare al lavoro normalmente. Non riusciranno a mettermi paura».
fonte Il Mattino
10:11
Scritto da : caivanesi
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30/09/2009
DOVE DIAVOLO SONO I VIGILI URBANI?
La viabilità a Caivano è vergognosamente fuori controllo.
Macchine parcheggiate in doppia fila; moto che sfrecciano a folli velocità nelle strade principali o in prossimità delle scuole; auto che sorpassano impunemente senza tener conto delle più banali regole del codice stradale.
La situazione è, poi, resa ancora più grave dalla presenza, quando si è fortunati, di marciapiedi talmente stretti da risultare inutili, che trasformano le giornate di anziani, mamme con i passeggini e persone costrette alla sedia a rotelle, in inconcepibili e pericolosissime “corse ad ostacoli”.
Il culmine di questo stato di totale abbandono lo si raggiunge all’altezza dell’incrocio che da Via de Gasperi porta verso il corso Umberto, passando per la Farmacia S. Caterina. Centinaia di motorini, con a bordo due o anche più persone (chiaramente senza casco) schizzano impunemente su una strada a doppio senso di circolazione, invadendo la corsia opposta e determinando così pericolosi ingorghi che mettono in serio rischio l’incolumità propria e degli altri conducenti. Da un po’ di tempo, passare per quella strada, soprattutto il sabato e la domenica sera, è diventato un terno al “lotto”.
Chi è responsabile di questo disordine?
La risposta c’è, ed è il momento di ribadirla con forza senza più nascondersi vigliaccamente dietro un dito: i vigili urbani di Caivano!
Dove sono? Cosa fanno questi signori, che percepiscono uno stipendio che deriva dai nostri contributi? Possibile che siano gli unici a non accorgersi di quanto accade per le strade ogni sera? Possibile che siano gli unici a non aver notato che la piccola rotonda posta davanti al Santuario di Campiglione sia diventata ormai un “optional” per auto e moto, e paradossalmente, un pericolo per chi la rispetta?
Forse aspettano che ci scappi il morto? O che qualche pedone venga travolto da questi veicoli lanciati in strada come missili?
Alla luce di quanto detto chiediamo al Commissario Prefettizio, Dott. Marco Valentini:
di prendere provvedimenti immediati e forti per far fronte a questa situazione diventata, ormai, insostenibile; di mettere in riga quanti (è evidente) non esercitano correttamente la propria professione; di mandare a casa, laddove necessario, quei “fannulloni” incompetenti che rappresentano un danno piuttosto che una risorsa per la nostra città.
Comitato Civico Cittadini di Caivano
11:04
Scritto da : caivanesi
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16/09/2009
SI, MI CANDIDO
Dal 2000 ad oggi mai nessuno si era ricordato della signora Tondi, mai! Si, mi candiderò. E lo faccio per i cittadini caivanesi che come me sono stanchi di essere presi in giro. I politici locali sono stati una delusione. Ci hanno portato alla rovina. Ci hanno offerto su un vassoio d’argento alla microcriminalità. Ci hanno portato al degrado. Il potere! Solo il potere! Hanno pensato solo alla poltrona che noi cittadini gli abbiamo consegnato. Hanno calpestato la nostra dignità.
I cittadini caivanesi saranno messi al corrente di tutto il malaffare che si svolge sul comune. Combatterò per i diritti di noi tutti. Non prenderemo un solo euro dal comune, cosa che verrà chiesta anche ai futuri assessori e consiglieri. Tutti i gettoni verranno messi in fondo cassa, per combattere il degrado di questo paese, per aiutare chi ne ha bisogno
Cosa dice il Castello?
Il Castello non ha mai aperto le sue porte a nessuno.
Quelle porte sono state sempre chiuse ai cittadini onesti. Io ho bussato a quelle porte per anni ma mai nessuno le ha spalancate per fare il suo dovere. E’ vergognoso! Le uniche persone che mi hanno soccorso, che sono state vicine a me ed alla mia famiglia sono stati i ragazzi del comitato civico cittadini caivano. Gli unici!
Caivano non meritava questo. Caivano è stata strumentalizzata da chi cercava il potere approfittando della gente esasperata, compresa me. Gente che li ha votati perché ha creduto alle loro promesse, fatte per incassare voti. Elemosinare voti. Potere, solo potere! Le porte del castello si aprono ogni volta che ci sono le elezioni e subito dopo si richiudono. Diamo un calcio in c….a tutti i politici, che vivono sulle nostre spalle, con i nostri soldi. Io spero che i cittadini di caivano non si faranno fregare ancora una volta.
La mia decisione di candidarmi? E’ stata la forza della disperazione. Non accetto più l’abbandono delle istituzioni, non accetto più che le stesse istituzioni disprezzino caivano ed il suo popolo, dicendo che è un popolo maleducato. Io dico che se un figlio è maleducato deve essere il genitore a dare educazione, giusto’? Vuol dire che chi ha occupato fino ad ora la poltrona non è stato capace di educare, o meglio ha pensato solo ai soldi. Vergogna! Mai nessuno si è fatto avanti per fare il proprio dovere, e questo è spaventoso e vergognoso! I cittadini verranno informati passo dopo passo di quello che si decide nei consigli. Voglio capire che fine fanno i nostri soldi, voglio smascherare tutti i lori piani. Così come spero che alle prossime elezioni ci saranno nuove persone. Persone non disoneste, perché ne abbiamo avute già tante. Spero che Caivano ritorni a noi.
Dico ai cittadini di caivano “non fidatevi delle promesse, non ridiamo le poltrone a chi ci ha distrutti, a chi ci ha infangati, a chi si diverte con i nostri soldi! A chi disprezza il popolo di caivano”. Quante volte li ho affrontati dicendogli che se mangiano e fanno la bella vita è perché noi li abbiamo messi lì. Il popolo li ha messi lì. Questo popolo che loro disprezzano !
Stiamo attenti!
Fortuna Tondi
12:38
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Le cattive azioni della PAX BANK
La PAX BANK, banca cattolica tedesca, è stata costretta ad un rapido mea culpa dopo la scoperta, che, tra i suoi investimenti, almeno 1,6 milioni di euro erano stati investiti in cattive azioni, ovvero nelle non molto etiche industrie belliche delle armi e del tabacco. L'Istituto di credito di Colonia, che sul proprio sito afferma di impiegare i risparmi affidati ispettando l'equilibrio tra rendita ed ideali cristiano, custodiva nel proprio portafoglio, titoli di American British Tobacco e di Imperial Tobacco, rispettivamente secondo e quarto produttore mondiale di sigarette, per un valore di circa 870 mila euro.
Altri 580 mila euro erano stati destinati all'acquisto di cedole della Bae System, società inglese che produce armi, mentre 160 mila euro erano già investiti in azioni della Wyeth, casa farmaceutica americana che produce diversi marchi di pillola anticoncezionale.
Il portavoce della banca si è scusato, ammettendo che "si è trattato di un grave errore, di investimenti sfuggiti ai controlli interni ed ha annunciato la vendita immediata dei titoli senza conseguenze dannose per i clienti".
Insomma, non andranno all'Inferno.
fonte Il Venerdi di Repubblica
12:31
Scritto da : caivanesi
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30/07/2009
Improponibile l’incenerimento di rifiuti nei cementifici delle ditte Cementir e Moccia
La commissione ambiente regionale diffiderà l’assessore Walter Ganapini all’utilizzo dei cementifici per l’incenerimento di rifiuti. E’ questa la decisione, presa all’unanimità dai componenti della commissione ambiente permanente dopo aver ascoltato i rappresentanti dei comitati civici che avevano fatto richiesta di audizione.
I presidenti del comitato del Parco Cerasola e Centurano, Giovanna Maietta, del comitato per la salute pubblica e del comitato vivibilità di Maddaloni, Michele Venturino e Antonio Cuomo hanno esposto le motivazioni per le quali è addirittura improponibile l’incenerimento di rifiuti nei cementifici delle ditte Cementir e Moccia, facendo mettere agli atti un documento al quale hanno aderito numerose associazioni casertane. La commissione ambiente si è espressa in piena condivisione di quanto riportato dai rappresentanti dei comitati e provvederà ad inoltrare all’assessore all’ambiente regionale una lettera di diffida e una convocazione a presentarsi davanti alla commissione subito dopo la pausa estiva. All’audizione erano convocati oltre all’assessore Ganapini che non si è presentato, i sindaci di Caserta e Maddaloni, che non si sono preoccupati di inviare neanche un delegato, diversamente dal commissario prefettizio Biagio Giliberti, anche egli invitato, che ha delegato l’ingegnere Alfonso Pirone, il quale ha garantito che la Provincia provvederà alla revoca dell’autorizzazione all’incenerimento di rifiuti e che alla prossima conferenza di servizi sull’ampliamento di cava sarà ribadito il parere negativo per il vincolo di rimboschimento. Il prefetto Giliberti, informato da noi si è sempre mostrato attento e sensibile a questa grave problematica, agendo nella legalità e per la comunità. Una sensibilità che non può assolutamente appartenere ai sindaci di Caserta e Maddaloni che oltre a qualche proclamo a mezzo stampa non hanno mosso un dito per impedire che si procedesse con atti e accordi all’incenerimento di rifiuti negli obsoleti impianti Moccia e Cementir. Ci sono molti lati oscuri in questa vicenda e noi abbiamo fatto richiesta alla Commissione di chiarimento. Di fronte a un pericolo di questa entità non ci si può limitare solo a dichiararsi contrario, bisogna attivarsi e accertarsi che non si utilizzino i cementifici come inceneritori di rifiuti. Ganipini il 21 Luglio scorso ha firmato un protocollo d’intesa con l’associazione dei cementieri per incenerire i rifiuti. I cementifici a cui si fa riferimento sono l’italcementi di Pontecagnano, Cementir di Maddaloni e Moccia di Caserta. Tra le tre ditte, la Cementir già ha avviato le procedure per l’adeguamento dell’impianto all’incenerimento di rifiuti (non si capisce dal protocollo di quale tipologia), che noi presumiamo siano le famigerate balle rifiutate persino dall’inceneritore di Acerra e non certamente combustibile da rifiuti di qualità che non abbiamo e che probabilmente non avremo mai. Già da Marzo del 2008 la Cementir aveva chiesto l’autorizzazione al trattamento di rifiuti nel cementificio, un autorizzazione che viene rilasciata dalla Provincia nell’aprile dello stesso anno e che oggi è in fase di revoca. La prima richiesta della Cementir appunto quella del marzo 2008 viene fatta in una conferenza di servizi alla quale partecipano, rappresentanti della provincia, del comune di Maddaloni, dell’Asl, dell’Arpac, dell’Università. A gennaio di quest’anno la Cementir chiede l’affissione all’albo pretorio del comune di Maddaloni del progetto preliminare per la trasformazione del cementificio a inceneritore di rifiuti, quasi contestualmente inoltra richiesta di assoggettabilità di Valutazione di impatto ambientale alla Regione per l’incenerimento, istanza viene trasmessa anche al sindaco Farina. Intanto l’assessore Ganapini inseriva gli impianti casertani nelle linee guida per l’aggiornamento del piano rifiuti regionale e allo stesso tempo negava e ammetteva a secondo del contesto in cui si trovava che si programmava l’incenerimento nei cementifici, accusandoci addirittura di creare allarmismo. Ora è chiaro che Ganapini dopo l’accordo con i cementieri non potrà negare con facilità e quando verrà chiamato dalla commissione ambiente regionale, dove saremo presenti anche noi dovrà spiegare per quale motivo si accanisce a voler definitivamente distruggere il territorio casertano, dove ha programmato 7 inceneritori individuati nelle centrali termoelettriche, di turbogas e cementifici.
Giovanna Maietta - presidente comitato di quartiere di Parco Cerasola e Centurano
15:19
Scritto da : caivanesi
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27/07/2009
Fanno esplodere il caveau dell'Ikea: ma l'ordigno brucia anche metà dei soldi
I malviventi hanno incendiato metà del bottino . Danni causati anche alla controsoffittatura
Rapina alla sede Ikea di Afragola, in provincia di Napoli. I ladri hanno tentato di mettere a segno il colpo, la notte scorsa, facendo esplodere un ordigno nel caveau. Dopo aver forzato la porta d’ingresso, i ladri si sono introdotti all’interno e hanno causato l’esplosione: una deflagrazione che ha comportato, però, anche il danneggiamento dei soldi stessi che i ladri, per questo, non hanno portato via. Danni sono stati causati anche alla controsoffittatura..
IN CASSA 133 MILA EURO - All'interno della cassaforte vi erano 133mila euro, una parte dei quali sono andati distrutti dalle fiamme mentre un'altra parte è stata portata via dai ladri. Le telecamere del servizio di videosorveglianza, alcune delle quali fuori uso per un temporale dei giorni scorsi, hanno registrato almeno due banditi che, con passamontagna, hanno fatto irruzione nel megastore svedese dopo aver forzato la porta d'ingresso principale. Secondo quanto ricostruito dalla polizia, i malviventi hanno interrotto i tubi di collegamento delle casse e poi hanno dato fuoco alla carica che avrebbe dovuto far saltare il caveau, ma che ha incendiato parte del bottino.
Corriere del Mezzogiorno
19:49
Scritto da : caivanesi
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Veleni nel Mare Nostrum
I risultati del malfunzionamento dei depuratori di Napoli e Caserta sono racchiusi nelle circa cinquecento pagine del dossier relazionato dall’Arpac dopo le recenti analisi effettuate nel Mare Nostrum .
Dal Golfo di Sorrento al litorale Domitio-Flegreo i tratti di acqua pulita si contano sulle dita di una mano. Il nostro mare è infatti diventato il deposito finale della maggior parte delle sostanze contaminanti e di tutti quei rifiuti pericolosi che dovrebbero essere smaltiti applicando specifiche precauzioni e che invece vengono sversati direttamente in acqua.
Da un primo monitoraggio eseguito su 4500 campionamenti da un gruppo di biologi dell’Arpac, guidati dal Dott. Luciano Capobianco, emerge una importante presenza di fanghi tossici sui fondali.
“Il grado di tossicità dei fanghi è mostruoso, sono infestati di idrocarburi policiclici, pesticidi, diossine e quant’altro di peggio si può depositare nel fondo di questo mare che è diventato melma» afferma Lucio De Maio, comandante del battello oceanografico Helios, e aggiunge “I siti contaminati che nel 2005 erano meno di tremila, sono diventati circa seimila”.
Sul dossier si legge: dai controlli periodici effettuati negli ultimi quattro anni risulta che in circa l’80% dei campioni esaminati la composizione del refluo scaricato non è conforme ai limiti previsti per legge, anche per più di un parametro contemporaneamente.
E’ chiaro che la responsabilità va data innanzitutto al cattivo funzionamento dei cinque impianti (Cuma, Foce Regi Lagni, Acerra, Napoli Nord e Caserta) predisposti per la depurazione delle acque del litorale Domizio-Flegreo. La costruzione di tali impianti risale agli anni Settanta, ed è quindi precedente all’emanazione dell’attuale normativa vigente (Legge Merli - Norme per la tutela delle acque dall'inquinamento) nonché al Piano di Risanamento Regionale delle Acque del 1984. Depuratori fuorilegge, dunque, che scaricano acque reflue urbane non depurate direttamente in mare.
Nel Mar Tirreno vengono vomitate quotidianamente, per mano delle ecomafie, schifezze di ogni genere: dai liquami fognari agli scarichi industriali, dall’amianto agli scarti ospedalieri.
Solo poche settimane fa, ad Ischia, i carabinieri del Noe hanno sottoposto agli arresti domiciliari cinque dirigenti della “Aragona Servizi Ecologia” , una società che ha ricevuto in sub appalto la gestione e lo smaltimento delle acque nere dell’isola dal consorzio pubblico, con le seguenti accuse: associazione a delinquere finalizzata al traffico di rifiuti, falso ideologico in atto pubblico e attività di gestione di rifiuti non autorizzata. Secondo le indagini dei militari, la società sversava acqua di fogne non depurate e fanghi direttamente in mare aperto, omettendo "sistematicamente" gli obblighi di legge per il recupero e lo smaltimento dei rifiuti. Indagati anche una sessantina di albergatori dell’isola che avrebbero affidato alla società sequestrata i loro liquami pagando un “prezzo agevolato”. Va precisato che la Aragona Ecologia si occupa anche di smaltimento di rifiuti tossici. Secondo la Procura di Napoli la società avrebbe più volte mescolato i fanghi tossici al materiale di spurgo degli alberghi creando una pericolosissima bomba ecologica.
Finiti in mare anche i rifiuti liquidi provenienti dal centro emodialisi dell'Asl Napoli 2 che per legge devono essere raccolti e smaltiti applicando specifiche e minuziose precauzioni.
Ada Insigne
Quotidiano Rinascita
19:40
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17/07/2009
Gare truccate, arrestato Guglielmo
Tangenti per il restauro del castello di Baia e dell’Albergo dei Poveri: sempre le stesse ditte
L’ex sovrintendente (ora a Caserta) ai domiciliari. Avrebbe comprato una barca con le mazzette. Coinvolti imprenditori e architetti
Li hanno pedinati, ne hanno ascoltato le conversazioni per mesi, fino a filmare il via vai di clienti e conoscenti che frequentavano gli uffici del Sovrintendente per i Beni architettonici Enrico Guglielmo. Non solo il suo habitat istituzionale, gli splendidi interni al Palazzo reale, ma anche la sua abitazione in calata San Francesco al Vomero, ritenuto il centro di interessi economici privati, finiti nel mirino delle forze dell’ordine. Diciotto mesi dopo il primo blitz sugli appalti per i lavori finanziati dalla sovrintendenza, scattano dunque arresti e interdizioni. È stato il gip Luigi Giordano a firmare un ordine di arresti domiciliari a carico di Enrico Guglielmo, (all’epoca dei fatti sovrintendente per i Beni architettonici di Napoli, oggi ai beni architettonici delle province di Caserta e Benevento), in un’inchiesta in cui si ipotizzano i reati di associazione per delinquere, corruzione, turbativa d’asta; per Luigi Lucci, imprenditore ritenuto a capo di un network di aziende che riuscivano sempre a battere la concorrenza in materia di appalti per restauri, bonifiche e interventi di manutenzione di importanti siti monumentali; per l’architetto Gianluca Guglielmo, nipote del sovrintendente, ritenuto «prestanome occulto» o «sostituto d’imposta» nelle aziende riconducibili allo zio; e per l’ingegnere Mauro Fusco. Disposta invece la misura interdittiva per gli architetti Giuseppe Monaco, Giuseppe Taccogni, Michele Barone Lumaga, Massimo Panarese, Monica Pisani, Valentina Salvi e Teresa Tauro. Due i filoni nell’inchiesta del comandante provinciale della Guardia di Finanza, guidata dal generale Giovanni Mainolfi: il rapporto tra Guglielmo e le aziende del gruppo Lucci; e la capacità attribuita al soprintendente di assegnare «una pletora di incarichi e consulenze» a suoi collaboratori o soci occulti, ovunque ci fossero soldi pubblici da gestire nelle ramificazioni della Sovrintendenza. A leggere le indagini del pool mani pulite dell’aggiunto Francesco Greco, e dei pm Filippo Beatrice e Graziella Arlomede, lavoravano solo gli amici del duo Guglielmo-Lucci. Dal 2003 al 2007, il network di Lucci avrebbe esercitato un dominio stabile nella zona dei Campi Flegrei e in alcuni siti architettonici di Napoli e provincia. Risulterebbero così pilotate le gare per il restauro e la valorizzazione del Castello di Baia (bandita nel 2002 per un importo di oltre 12 milioni di euro); quella relativa al Real Albergo dei Poveri di Napoli e l’appalto per il sito reale borbonico di Portici; ma anche gli incarichi professionali per il responsabile sicurezza sistema antincendio del Palazzo Reale e del teatro San Carlo; gli incarichi per gli allestimenti delle sale museali al castello di Baia; per la sicurezza interna della chiesa di Sant’Arcangelo a Baiano. Gare per milioni di euro: nel mirino il progetto integrato per i Campi flegrei, per il quale sono stati destinati 206 milioni di euro per la valorizzazione storico culturale delle aree dei comuni di Bacoli, Quarto e Monte di Procida. Interessi che avrebbero sostenuto le aspirazioni di Enrico Guglielmo, che puntava al grande salto, a strappare la nomina di direttore regionale dall’allora ministro dei beni culturali Francesco Rutelli: una nomina mai avuta, nonostante la telefonata del 7 dicembre del 2007 a Luca Cordero di Montezemolo. Stesso schema di altre indagini della nuova tangentopoli napoletana, dove non girano soldi ma incarichi professionali e dove politici e amministratori puntano ai grandi imprenditori come sponsor per raggiungere livelli politici più alti. Non mancano presunti giri di quattrini, in una vicenda in cui gli accertamenti bancari avrebbero accertato che l’imprenditore Lucci avrebbe girato «all’amico di Palazzo Reale» un versamento pari a poco meno di 40mila euro per un’imbarcazione. Accuse che ora attendono la versione difensiva dei penalisti Giovanni Esposito Fariello, Annalisa Mancini, Luigi e Mario Tuccillo, Giovanbattista Vignola.
fonte Il Mattino
18:39
Scritto da : caivanesi
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